24/25 luglio 2010 Buso della Rana
Partecipanti: Barbara, Claudio, Diego, Fabrizio, Giorgio, Giulia, Loretta, Luca, Nilio, Silvano, Vittorio.

Partiamo in undici del GGP più Stefano dell’UTEC di Narni, qualcuno la mattina alle nove, gli altri appena dopo mezzogiorno. Cinquecento chilometri per raggiungere Monte di Malo, dove sono ad attenderci gli amici del Gruppo Speleo di Malo. L’appuntamento per tutti è all’ingresso della grotta. Un cancello in metallo, un vialetto, uno spazio brecciato polifunzionale(che funge perfino da teatro all’aperto!) con delle gradinate a monte ed un terrazzo di legno a picco sulla forra figlia del Buso.

L’ingresso del complesso carsico è lì davanti: un androne dalle dimensioni ragguardevoli che sputa fuori aria gelida, un fiume d’aria che lambisce il piazzale per tuffarsi poi nella forra. Chiacchiere, vino ed un salame di un paio di chili buttato là dagli amici del Gruppo di Malo e da noi rozzamente affettato, ci accompagnano fino all’ora di cena e, dopo una memorabile abbuffata, al dolce ronfare nei sacchi a pelo. La mattina plana veloce sulle ali battenti di un corvo. Spazziamo i vassoi dai dolci residui della sera precedente.
In un paio d’ore siamo operativi. Entriamo in grotta divisi in due gruppi. 
Il primo di punta, proiettato verso confini lontani, l’altro orientato per un giro soft, il pensiero rivolto più che altro alle proverbiali bruschettone sfornate dalle quindici in poi dalla cucina della Birreria Rana. Il Buso della Rana è un vasto ed articolato complesso carsico che si sviluppa per decine di chilometri, prevalentemente ad andamento orizzontale. Il più esteso d’Italia ad ingresso singolo.
Grotta ZannutaCosa ci spinge a scivolare sotto una frana instabile, sospesa al mezzo di una stretta faglia? Sarà l’irrinunciabilità per il lungo lavoro pregresso, giorni e giorni, corde carrucole e catene di braccia che sollevano sacchi speleo colmi di pietre per svuotarli più in là? Sarà il sasso gettato oltre che rotola via; l’aria che soffia forte contro; il vuoto insondabile, insondato ed ammaliante che cela l’inesplorato; un pizzico d’incoscienza forse? Sarà. Intanto la “Grotta Zannuta” è… cresciuta! Ecco una prima foto. Speriamo ne seguano delle belle. Fabrizio
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