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GROTTA ZANNUTA

Cosa ci spinge a scivolare sotto una frana instabile, sospesa al mezzo di una stretta faglia? Sarà l’irrinunciabilità per il lungo lavoro pregresso, giorni e giorni, corde carrucole e catene di braccia che sollevano sacchi speleo colmi di pietre per svuotarli più in là? Sarà il sasso gettato oltre che rotola via; l’aria che soffia forte contro; il vuoto insondabile, insondato ed ammaliante che cela l’inesplorato; un pizzico d’incoscienza forse? Sarà.

Intanto la “Grotta Zannuta” è… cresciuta!

Ecco una prima foto. Speriamo ne seguano delle belle. Fabrizio

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APRILE 2010 : La Voragine di Vasciano!

Ecco le foto della graziosa faglia esplorata per la prima volta il 14 aprile 2010 dal GGP, il cui ingresso si è aperto a seguito di uno sprofondamento del terreno avvenuto in un uliveto in zona Vasciano. Superato il primo strato di terra (tre metri), si accede alla faglia vera e propria, stretta ma finemente concrezionata. Ha uno sviluppo in verticale di otto metri e circa venti in orizzontale, purtroppo con scarse probabilità di prosecuzione. Comunque vale la pena tornare almeno una volta, per vedere un po’ meglio e rilevare. Pericolo di crolli. Fabrizio.

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5 APRILE 2010: GROTTA CITTAREALE

Il tempo è pessimo. Doveva venire un sacco di gente invece alla fontana appena dopo l’abitato di Piediluco ci ritroviamo in due: Maurizio ed io. Sono le nove. Piove. Proseguiamo per Cittareale lungo la strada che oramai conosco a memoria. Colazione a Terzone, al solito bar. Nella valle di San Rufo sferza neve mista a pioggia, sulle ali di un vento obliquo che scende da monte Prata. Il fattore positivo c’è: la neve cozza contro la Jeep e dal lato guida non arriva. Ci cambiamo in fretta al riparo e partiamo con due pesanti sacchi speleo. Portiamo due trapani, materiale per armo, risalita e disostruzione. La neve ghiacciata rimbalza sulla tuta speleo senza bagnare. Si scivola un po’. Raggiungiamo il nuovo ingresso. A ridosso della parete vento e neve non arrivano. Armiamo ed entriamo. Regolo meglio il deviatore. Ieri è piovuto tutto il giorno. Il fango alla base del pozzo d’ingresso è squagliato come cioccolata al fuoco, ma non si può incorrere in errore per la temperatura gelida che mantiene. Scendiamo rapidamente i due pozzi. Imbocchiamo la galleria che porta al camino da dove penzola la corda lasciata l’altro ieri. Risaliamo il camino, evitando così le scomode strettoie percorse in esplorazione. Maurizio inizia subito a disostruire uno stretto passaggio oltre il quale si vede scorrere acqua. Io risalgo il camino fino al tetto, utilizzando la corda lasciata da Mimmo, do uno sguardo in giro, cambio la corda buona con una d’abbandono e riscendo. Metto un paio di deviatori dove la corda struscia e predispongo un traverso necessario per raggiunger in sicurezza la zona dove Maurizio sta lavorando. Maurizio riesce a passare. Lo seguo dopo essermi tolto l’imbrago. Al di là del passaggio l’ambiente è piuttosto stretto. Un pozzetto attivo scende tre metri fino ad una chiavica: bisognerebbe disostruire ma con l’acqua che porta, oggi è impossibile. Da monte arriva una cascatella gorgogliante ed aria. Ma anche verso l’alto non si passa. Usciamo di lì zuppi come pulcini in mezzo ad un prato quando vien giù acqua a catinelle. Torniamo verso l’uscita per attaccare la risalita del secondo pozzo e raggiungere la strettoia oltre la quale sembra aprirsi un vasto ambiente. Riesco a traversare il pozzo, che a quell’altezza è largo tre metri, e piantare un fix. Occorre soltanto un secondo fix per superare i tre metri che restano. Infilate le mani nella strettoia è fatta. Riesco a sollevarmi e, facendo forza con i piedi, salire oltre. Sono alla base di un camino attivo, largo quattro metri, che sale per otto. Sopra c’è il buio ad accogliere il mio sguardo. Scende acqua, un rivolo copioso incanalato da una parte e stillicidio ovunque. È da risalire ma è tardi. Tiro su l’altro capo della corda, predispongo un armo doppio e ridiscendo frazionando su uno dei fix usati per la salita. Usciamo che è ancora giorno. Fuori la neve ricopre ogni cosa: neve secca. I cristalli mantengono la forma decorosa impressa sui libri delle elementari. Siamo fradici e sudici di fango, completamente marroni: scarpe, tuta, guanti, volto, sacchi speleo. Soddisfatti. Scendendo la ripa fortemente inclinata, scivolo per diversi metri. Un solco scuro di humus e foglie spacca il manto nevoso. Punto la mani in terra. L’attrito con la neve tira via un po’ di fango. Dal marrone spunta il giallo dei guanti. Fabrizio

28 MARZO : GROTTA DI CITTAREALE

A Cittareale accade qualcosa d’importante. Matteo entra dall’ingresso storico con un fumogeno rosso ed una canna da pesca telescopica. Scende fin sopra i Pozzi Praga. Risale per circa ottanta metri i nuovi camini, fermandosi nel punto in cui s’intravede un filo di luce filtrare dall’esterno. Estende per intero la canna da pesca, lega sulla punta un campanello ed un fumogeno, accende il fumogeno e infila la canna nella stretta fessura. Fuori seguono le urla, poi colpi di mazza: il nuovo ingresso si va formando. Poco prima del tramonto scendono tutti a valle esultando, l’ingresso è stato violato. C’è una scritta sopra, “GGP”, e al fianco, infissa nel terreno, la canna da pesca col campanello in punta che geme al soffiar del vento. Fabrizio

7 MARZO 2010 : GROTTA CITTAREALE

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la profondità raggiunta dalla grotta di Cittareale e non è tutto, perché l’esplorazione di un nuovo promettentissimo ramo è appena agli inizi! Domenica 7 marzo, un nutrito gruppo di speleologi del Gruppo Grotte Pipistrelli, gli irriducibili Luca, Giorgio, Borchione e Matteo, insieme ad alcuni veterani come Carlo Gatti, Fabrizietto e Fabio, hanno terminato, alternandosi ai lavori, un’ardua risalita sopra i Pozzi Praga, accedendo a nuove gallerie e brevi risalite, guadagnando circa 80 metri rispetto all’ingresso. Lassù, hanno scoperto il secondo ingresso della grotta (“I Vesci” si chiamerà). Non resta che tornare ad allargarlo per uscire in una zona più a monte. Il nuovo ramo sembra riservare grandi sorprese, infatti prosegue in varie direzioni, con risalite da effettuare e pozzi da scendere.
Gli ottimi risultati ottenuti non sono attribuibili unicamente alla fortuna, che non guasta mai, ma anche ad un ottimo lavoro di team. Il G.G.P., in questi ultimi anni, ha visto le proprie fila infoltirsi con numerosi nuovi ingressi. Ne è testimonianza l’ultimo corso di introduzione alla speleologia: gli allievi, nella quasi totalità (una quindicina) continuano a frequentare il gruppo grotte. Una cosa è certa, con circa 80 soci all’attivo, siamo la più grande e solida realtà del ternano nel settore! Questo ci permette di portare avanti con maggior impulso il nostro programma: l’esplorazione innanzi tutto (perché siamo speleologi!); il rinnovamento dei materiali e l’adozione di moderni sistemi di rilevamento (vedi l’avvenuto acquisto del versatile DISTOX e di un’ottima telecamera); la progettazione di complessi programmi di studio del territorio da avviare in primavera.
Un’ultima cosa... la grotta di Cittareale non ha padroni; il GGP nulla da vendere; l’ingresso delle grotte che stiamo esplorando sempre aperto; questo sito aggiornato nei limiti del possibile.
Se non fosse che siamo speleologi direi... facciamo le cose alla luce del sole!!!
Allora, voi che state leggendo, cosa aspettate? Andate, entrate in grotta, esplorate!
In ogni caso non mancate all’appuntamento del Campo del Primo Maggio a Cittareale.
Fabrizio

AGOSTO 2009. Aperto un bypass nella grotta di Cittareale

Dopo svariate puntate esplorative gli speleo del GGP sono riusciti ad aprire un collegamento tra il pozzo Butterfly ed una nuova zona in cui è in atto attività d’esplorazione. Il bypass è costituito da due stretti meandri, allargati per l’intera lunghezza, intervallati da un pozzo profondo circa dieci metri. Ora la zona in esplorazione può essere raggiunta in pochissimo tempo, senza esser costretti a scendere alla sala di Smog e risalire una serie di pozzi fino alla quota del Butterfly.

 FEBBRAIO/SETTEMBRE 2009. Ripresa l’esplorazione nella grotta di Polino

Dopo ripetute puntate esplorative al fondo, l’attenzione degli speleo del GGP si è rivolta alla frana che ostruiva una probabile prosecuzione nella parte più alta della stanza alla base del secondo pozzo. La rimozione della frana è stata lenta e problematica perché gli operatori sono stati costretti ad agire dal basso. I risultati non hanno tardato ad arrivare. Infatti, oltre la frana, la grotta prosegue.  Un piccolo ambiente trasversale permette di accedere ad un nuovo tratto verso monte, lungo la faglia su cui è impostata la grotta. È stato percorso il meandro per una decina di metri, fino ad un ambiente ben concrezionato. Da lì il meandro prosegue ancora per quindici metri, andando a chiudere verso monte. L’esplorazione continua…

 NUOVA SCOPERTA

 GIUGNO/SETTEMBRE 2009. Zona archeologica di Carsulae

Una recente battuta alla ricerca di nuove cavità, effettuata nei pressi della zona archeologica di Carsulae, ha dato i suoi frutti. Infatti, in una zona fitta di vegetazione, è stato individuato l’ingresso di una cavità, modesto ma promettente per l’aria che soffia fuori. Successive puntate esplorative hanno permesso agli speleo del GGP di forzare l’ingresso ed accedere alla faglia sottostante. In breve è stata raggiunta una modesta stanza ben concrezionata, pochi metri più in basso, verso monte, priva però di circolazione d’aria, infatti la giusta direzione per la progressione è verso valle. Attualmente gli esploratori sono fermi sopra una strettoia che soffia fuori aria, a venticinque metri dall’ingresso.